NUOVA GIARDINI/CORBO, LA WHITE LIST PUO’ ATTENDERE

 

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PENNE - L’amministrazione Semproni aspettava che la procura della Repubblica di Pescara, nell’inchiesta aperta dopo l’esposto di Vincenzo Ferrante a fine 2014, sequestrasse il cantiere di via dei Lanaioli, frettolosamente aperto dalla Progetto Scuola Penne srl, una costola della Corbo Group.

Ora, l’inchiesta dell’antimafia calabrese ha messo all’angolo Roberto Corbo, il rampante imprenditore casertano incarcerato a La Spezia per 19 giorni per un concorso esterno in associazione mafiosa: un’accusa pesantissima, sia pure ridimensionata dopo la scarcerazione decisa dal tribunale del Riesame. Corbo è uno che si muove con una certa disinvoltura in mezza Italia, di nuovo inciampato però in guai giudiziari di una certa rilevanza. La prefettura di Caserta, che in quasi tre anni non ha ancora iscritto Corbo alla white list (la pratica è ancora in istruttoria, ma questa situazione gli consente di ottenere appalti), vale a dire un marchio di legalità, sta per decidere se interdire la sua attività imprenditoriale per mafia. Roberto Corbo comunque non risulta nella compagine societaria della Progetto Scuola Penne srl (codice fiscale: 04080100615) con sede in Carinola, provincia di Caserta: la società ad hoc costituita per realizzare le nuove aule pennesi. Bisogna sottolineare alcuni aspetti. Il primo. La srl campana a Penne è in regime di proroga concessa dal Rup Piero Antonacci; una proroga che scadrà il 31 maggio, piuttosto chiacchierata poiché si scontra con la tempistica del contratto di disponibilità firmato nel 2015, ma che in ogni caso imporrebbe all’impresa appaltatrice di concludere i lavori nei prossimi quattro mesi: con la situazione attuale appare piuttosto complicato. Non solo. All’impresa i lavori costerebbero una tombola: ben 800 mila euro in più come risulta dalle carte. Né potrebbe beneficiare di una nuova proroga da parte di un responsabile unico del procedimento nel mirino della giunta, sia pure fin qui mostratasi molle nei fatti. In ballo ci sono anche i 580 mila euro del contributo a fondo perduto (su 724 mila stanziati) già accreditati dalla Regione al Comune e destinati a Corbo (insieme con i quasi 200 mila euro annui del canone di disponibilità per 25 anni) il quale però non li potrà intascare se non concluderà il primo stato di avanzamento dei lavori. OPERAZIONE STIGE, DISCESA AGLI INFERI. Lo Stige, ricordo mitologico trasformato in una delle più imponenti operazioni antimafia degli ultimi 23 anni. L’inchiesta, coordinata dalla DDA di Catanzaro e condotta dal Ros di Crotone, ha scavato fin nelle profondità di quello che si è rivelato un sistema criminale diffuso, penetrato nelle pieghe più sottili della cosa pubblica e dell’economia e che da Cirò Marina (KR), passando per il centro e il nord Italia, si è radicato in Germania, nei länder dell’Assia e del Baden – Wüttemberg.

Un arsenale di reati quello scoperto dagli inquirenti che vanno dall’associazione di stampo mafioso, all’estorsione, alla corruzione elettorale, alla turbativa d’asta, finanche all’omicidio. Sequestrati beni per un valore di circa 50 milioni di euro.

Al centro dell’inchiesta, l’attività criminale della cosca köpa xenical billigt Farao - Marincola, una delle “locali” più antiche della ‘ndrangheta calabrese. L’organizzazione aveva il controllo di diversi settori, dalla distribuzione dei preparati da forno e dei prodotti caseari alla produzione del vino, dalla security nelle discoteche alle cartiere per le false fatturazioni, dal settore edilizio fino alla gestione dei servizi funebri e delle case di accoglienza per i migranti. L’ingordigia della cosca non conosceva limiti, tanto da progettare di inserirsi negli appalti per l’autostrada di Firenze. Persino le aste boschive erano sotto il suo controllo.

E nel business del clan non poteva mancare il traffico illecito di rifiuti. Non rifiuti qualsiasi ma gli scarti tossici delle lavorazioni dell’ here Ilva e i Binary options trading affiliates forum rifiuti ospedalieri. Un traffico sul quale, secondo le intercettazioni, la cosca sembra esercitasse un controllo diretto. Ancora sconosciuti i luoghi in cui il materiale è stato interrato.

A capo dell’operazione un nome eccellente, quello del procuratore di Catanzaro, go to site Nicola Gratteri, che ai microfoni dei giornalisti ha spiegato come l’organizzazione fosse arrivata a “controllare il battito cardiaco di tutte le attività economiche e politiche fino a diventare parte attiva della cosa pubblica”.                                         Una sorta di mutazione genetica, come ha sottolineato il procuratore aggiunto go Vincenzo Luberto, che “ha portato la ‘ndrangheta fin nel cuore delle istituzioni, pronta ad inserirsi nella compagine amministrativa e politica non più attraverso semplici infiltrazioni ma candidando direttamente personaggi di spicco delle cosche”.                                                                                                                                   La mannaia dello Stato, non si è fatta attendere. Il ministro dell’interno http://itsrecycled.com/?nikolsa=Can-i-run-my-business-from-my-rented-home&57c=c7 Marco Minniti ha infatti sciolto per mafia, il comune di http://www.mylifept.com/?refriwerator=bin%C3%A4re-optionen-trader-test&5fe=9f Cirò Marina. Commissari prefettizi si sono insediati anche in quelli di watch Crucoli, valutahandel teknisk analys Strongoli e enter Casabona.

Tra le persone arrestate oltre agli uomini del clan, politici, imprenditori e funzionari dello Stato. 170 nominativi tra i quali figura anche quello di uno dei titolari della opcje binarne forum 2017 Corbo Group SPA.

Di Roberto Corbo, imprenditore casertano ci siamo già occupati nel 2015, in qualità di costruttore della scuola Mario Giardini a Penne, ma anche denunciandone la disinvolta gestione societaria.                                                                                  

Dalla truffa aggravata ai danni dell’Inps e dell’Inail di Perugia per un ammontare di 760 mila euro, alla truffa assicurativa, fino ai rapporti con imprese destinatarie di interdittive antimafia. (“La scuola fa acqua” –Lacerba del 2015-; “Disponibilità di cemento”- Lacerba del 2016-).                                  

Definito dagli inquirenti uno dei “professionisti del clan”, Roberto Corbo è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, proprio perché “pur non essendo affiliato, grazie al reperimento di appalti, subappalti e affidamenti diretti, ha fornito un concreto e consapevole contributo alla cosca”.

Gli appalti interessavano soprattutto quelle aree, in cui l’organizzazione si era radicata, Lazio, Umbria, Toscana, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna. Proprio qui, la Corbo, nell’ottobre nel 2017, si è aggiudicata l’appalto dell’Acer di Bologna per la ricostruzione post terremoto di un fabbricato di edilizia residenziale. Nello stesso mese l’ex direttore generale della società, Ciro Iovino, è stato nominato funzionario di sesto livello presso l’Agenzia del Demanio di Bologna.

La mattina del 9 gennaio sono scattate anche per Roberto Corbo le manette: dieci anni dopo quelle di Perugia dove comunque è stato assolto. Le forze di polizia lo hanno prelevato a La Spezia, in Liguria, altro feudo dove l’impresa si muove “indisturbata” tra bandi e affidamenti diretti. Proprio a Borghetto Vara, si è aggiudicata l’appalto dell’Anas per la demolizione e la ricostruzione dei ponti sul torrente Pogliasca, danneggiati dalla terribile alluvione del 2011. Due milioni di euro cofinanziati dalla Regione Liguria.

L’arresto potrebbe produrre un’interdittiva antimafia nei confronti della società, travolgendo l'istanza di iscrizione alla white list di competenza, in istruttoria dal 2015, nonché gli appalti in corso d’opera.

Forse è proprio per scongiurare questo pericolo che Roberto Corbo, titolare dell'impresa per il 30%, ha cessato la sua carica di consigliere pochi giorni dopo l’arresto. La prefettura di Caserta tuttavia fa sapere che “i provvedimenti di diniego non dipendono solo dagli esiti dei procedimenti giudiziari, ma anche dalla discrezionalità del Prefetto, secondo le informazioni raccolte presso le forze di polizia. La modifica della compagine societaria non è sufficiente ad escludere un giudizio di permeabilità mafiosa”.

Forte preoccupazione per le possibili conseguenze della vicenda sul completamento delle opere, è stata espressa da alcuni amministratori pubblici. In testa i sindaci di Borghetto Vara, nello Spezzino, e di Città di Castello, in Umbria, dove la Corbo ha in affido i lavori per la ricostruzione di Piazza dell’Archeologia.