ASL, CAOS TICKET AL CUP UTENTI BEFFATI DA TARIFFE GONFIATE UNA BRUTTA VICENDA

SANITA’, TICKET DI GIORNATA E REGOLE CHEWING-GUM”, questo il titolo di un articolo su Lacerbaonline del 2 dicembre 2016. Vi si narravano le “furbe impostazioni del “sistema” di Asl/Ssn che omettono di qualificare la tipologia di visita effettivamente richiesta ma addebitano il ticket fissato per laprima visita e non quello, inferiore, per la visita di controllo, anche se il medico curante abbia apposto la specifica: di controllo.

Addebitando il ticket per la prima visita è automatico l’arbitrio della ‘riclassificazione’ della visita, in difformità dall’impegnativa, che è un atto medico!”. Una denuncia inutile, al solito. La sconfinata torma di controllori, verificatori, ispettori, giustiziatori, spulciatori (e chi più ne ricordi degli infiniti altri “servitori” pubblici più ne aggiunga), che scassa i marroni al privato anche per un solo pelo fuori posto, magari solo immaginato, è però sempre distratta, miope, strabica, e si dedica alla caccia alle farfalle, quando è in fallo la greppia pubblica. Asini asinos fricant! Le leggi, per gli amici si interpretano (quando non ci si può girare dall’altra parte) e per i nemici si applicano. Possibile che tra la foltissima schiera di funzionari e dirigenti di ogni fatta, risma e genere, ammassati nella Asl come in un suk tunisino nessuno s’accorga del contrasto tra la richiesta medica di una visita “di controllo” e il ticket pagato per “prima visita”? Possibile che nessun’altra autorità, tra quelle che, a piacimento, si scatenano anche solo per un sussurro captato nell’aria, e magari per evidenti stupidaggini, abbia ritenuto di vederci chiaro? Nella cultura liberale, il danno prodotto all’individuo dalla pubblica amministrazione, rispetto all’inverso, sta come un omicidio a un ferimento. La nostra inciviltà giuridica e cafonaggine istituzionale, manifesta nella legislazione, sempre più simile a quella delle repubbliche sudamericane, caricature tragicomiche di stati assolutisti, tutelano all’incontrario: il più forte (ossia lo stato fantozziano e tutto il trogolo che lo costituisce) a scapito del più debole, il cittadino! Insomma, puntella la viltà dello stato, facendone un signore in frac ma con le mutande sporche! Indigna che l’andazzo denunciato da Lacerbaonline sia continuato ininterrotto e così la beffa in danno degli utenti del Cup. In questo numero documentiamo un recente, ennesimo caso personale che riconferma la “rapina” del ticket.

Caso per il quale è stato anche snobisticamente riconosciuto il diritto al rimborso che, peraltro, sarà stato anche l’unico reclamato. Rimborso, al momento ancora teorico, perché la pubblica amministrazione sbaglia come gli pare e si detta a piacimento le regole per riparare. Vedi il caso della Tari: per correrti dietro, la prescrizione è secolare, per rimborsarti è di appena tre anni, e occorre pure fare domanda per riavere la refurtiva dal 2014 in poi, invece di agire d’ufficio come la legge, criminogena, dovrebbe obbligarla a fare. Per il caso dei ticket, la sconcezza di comportamento è frutto della legge del contrappasso, perché capo della Asl di Pescara è un ex “rivoluzionario”, di quelli che…“avanti o popolo”! Evidentemente, la maturità lo ha imborghesito, svelandogli le mollezze del potere e i suoi lati seducenti, tanto da distrarlo dalle antiche sensibilità sloganate a difesa di quel “popolo” che arranca per le eterne, plebee “fatiche” e da lui esortato a sospingersi avanti! Oggi la sua Asl sospinge quel “popolo” a frugare in tasca per scucirgli più soldi di quanti non gliene scucia il tossico della valuta, lo stato, drogato di moneta quanto un ubriacone di alcol. Lacerba documenta il caso di una richiesta di una (ennesima) visita “di controllo” per la quale, però, il Cup ha addebitato il ticket, maggiore, fissato per la visita iniziale o “prima visita”. Ai pochi che, nel tempo, hanno richieste giustificazioni, era stato spiegato che “quel” ticket dipendesse da fattori temporali (visita “di controllo” chiesta “oltre i 3 mesi dalla precedente visita!!!). Fattori, ovviamente illegittimi o inesistenti. Oppure, come nel caso qui riferito, da violazioni del burocratese (visita “di controllo”, al posto della pretesa locuzione: “successiva alla prima”).

Inesistenti e immaginarie anche queste! In ogni caso, ciò che al (ai?) Cup si è perpetrato/si perpetra, da non si sa quanto tempo, è la modifica, inammissibile, di atti medici, registrando una prescrizione al posto di un’altra: “prima visita” invece di quella, “di controllo”, effettivamente richiesta. L’indicazione della natura “di controllo” della visita, contrassegnata dal corretto codice (89.01), che compare sull’impegnativa, “scompare”, infatti, nelle ricevute del ticket. In totale arbitrio il Cup ha mutato, dunque, in questi casi, natura della visita e codice di riferimento. La documentazione pubblicata da Lacerba lo dimostra! Il caso non è frutto di un mero e banale errore, come lascerebbe intendere la comunicazione interna di una funzionaria della Asl (qui pure pubblicata).

L’articolo dello scorso anno lo conferma come potrebbero fare altri utenti del Cup. In realtà, è frutto di un andazzo già denunciato. Possiamo anche testimoniare, senza tema di smentita, anzi riservandoci di pretendere ulteriori rimborsi di quote di ticket, che, come messo in evidenza nella diffida alla Asl qui pubblicata, erano già occorsi analoghi “errori”. Precisamente, il 25 gennaio e il 26 novembre 2016. Circostanze, peraltro alternatesi ad altre due di corretta applicazione del ticket. Ticket di giornata, dunque! Un comportamento schizoide che denota cervelloticità ed estemporaneità nell’osservanza del Tariffario per il ticket (NTR-Nomenclatore Tariffario Regionale).

S’ignora a quanto ammonti il maggior importo di ticket illegittimamente e illegalmente riscosso dalla Asl a titolo di “prime” visite a fronte di prescrizioni, nelle impegnative, di visite “di controllo”! Potrebbe trattarsi di decine o forse di centinaia di migliaia di euro! Se non fossimo un paese di zombie proni, sotto il piede dell’orangotango spregevole e vile, lo stato, si parlerebbe di truffa “aggravatissima” ai danni del cittadino, il quale, anche quando è nudo, indossa sempre non una divisa qualunque ma quella del “sovrano”. Lo dice la Costituzione, all’art. 1! Invece, nel paese di Pulcinella, se sottrai allo scialacquo della pubblica amministrazione anche un solo un euro, sei un ladro; se ruba la pubblica amministrazione al cittadino, è un banale e mero “errore” di qualche pessimo “servitore”, che, come nel caso di specie, può anche essere messo alla gogna con tanto di nome e cognome, come se si fosse inventato tutto lui! Che meschinità!!! Uno spregio delle ultime ruote del carro che richiama alla mente quello del generale Luigi Cadorna, un pezzente di uomo prima che di ufficiale, che con suo sommo disonore, addossò ai suoi fanti la disfatta di Caporetto. In verità, la colpa era tutta sua e della gentaglia pusillanime, inetta e scroccona del suo stato maggiore. Ma è difficile, specie oggidì, trovare dei Giulio Cesare o dei Napoleone, il cui pregio era di stare in mezzo ai loro uomini, in battaglia. Un capo che si rispetti è quello che difende i suoi uomini e ne assume le responsabilità, specie quando sbagliano. Nella nostra pubblica amministrazione, al contrario, eccelle l’arte dello scaricabarile! Ecco perché lo sfascio del Paese è irreversibile. Il pesce puzza dalla testa ed è inutile curare i piedi per eliminare il marcio del cervello. Infatti, nonostante le porcherie amministrative qui o altrove descritte o apprese, premi di risultato e stipendi scolano a prescindere, come grasso di maiale, dentro i conti correnti di burocrati e capocondomini vari di scale A e scale B degli infiniti anfratti della greppia pubblica. Per loro, la garganella delle erogazioni è sempre assicurata e le risorse finanziarie non si esauriscono mai. Invitiamo:

1)       La Asl di Pescara a cessare l’applicazione illecita e illegale del nomenclatore tariffario e, in autotutela e d’ufficio, a rimborsare il maggior ticket addebitato a utenti che abbiano richiesto una visita “di controllo” e pagato, invece, per una “prima visita”.

2)       Il personale sanitario e amministrativo dell’ex UTAP, attuale UCCP (orgia di sigle dovuta al passatempo anti-noia di segaioli ministeriali che così si divertono, pagati dai contribuenti..) a richiamare l’attenzione di pazienti e loro familiari sulla natura della visita richiesta, se “di controllo”, invitandoli a verificare l’operato del Cup per prevenire la beffa, descritta nel giornale!

3)       Le svariate autorità, a intervenire per accertare il fenomeno denunciato e rilevarne la consistenza, a decorrere dall’adozione del NTR (DCA 20.02.2013, n.12), collazionando le impegnative mediche (c.d. “rosse”) con le ricevute emesse per i correlati ticket.  

4)       I lettori, che abbiano effettuato visite “di controllo” e conservata (magari dal commercialista) la ricevuta del ticket dove non compaia quella dicitura, a chiedere copia dell’impegnativa al proprio medico curante o alla Asl, con accesso agli atti, e diffidare la Asl per il rimborso della maggiorazione indebita. Soprattutto, a diffidare per principio dell’operato della pubblica amministrazione che più la rigiri e più maleodora. La sua arroganza, impunità, sfacciataggine, superficialità e maleducazione, a scrocco di utenti e contribuenti, non sbigottiscono più solo perché il suo marciume è noto pure in Patagonia.

5)       I giovani, a vigilare su se stessi perché non cedano alla retorica del “servitore dello stato”, della “sacralità” delle istituzioni, della “legalità” bovina che alimenta le greppie alle quali s’abbevera la burocrazia, e a minchiate simili e, anzi, avversino con ostinazione chi non garantisca e non operi per lo svilimento della pubblica amministrazione e la dissoluzione della burocrazia a cui ci si può opporre solo prevendendo la sua ragion d’essere. Per i burocrati, che proliferano come formiche, il cittadino è quello che “non deve rompere il c...”! I fatti ogni giorno dimostrano che di loro si può e si deve largamente fare a meno. Ne guadagnerebbero tutti, specie i cittadini, non più vittime di vicende esecrabili come quella riferita da Lacerba.

 

Penne, 28 novembre 2017                                                     Giovanni Cutilli